L’industria alimentare italiana cresce nella produzione di valore e nell’occupazione. Secondo i dati presentati da Federalimentare, nel 2025 il settore ha generato 41,5 miliardi di euro di valore aggiunto, rispetto ai 26,9 miliardi del 2016.
L’incremento è del 53,9% a prezzi correnti. Nello stesso periodo, la crescita misurata a valori concatenati, quindi al netto della dinamica dei prezzi, è stata del 22,2%.
Sono due indicatori distinti: il primo descrive l’aumento del valore nominale, mentre il secondo permette di leggere la crescita reale del comparto.
Aumenta il peso nella manifattura
Tra il 2016 e il 2025, il valore aggiunto nominale dell’intera manifattura italiana è cresciuto del 35,3%, secondo il confronto illustrato da Federalimentare.
L’alimentare ha quindi registrato un incremento più sostenuto, portando la propria quota sul valore aggiunto manifatturiero dal 10,8% al 12,3%.
Il dato misura il contributo del settore alla creazione di valore nella manifattura: non va confuso con il fatturato delle imprese.
Per Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare, questi risultati rafforzano il ruolo dell’industria alimentare tra gli interessi strategici del Paese.
Circa 85mila dipendenti in più
La crescita riguarda anche il lavoro. I dipendenti del settore sono passati da circa 385mila nel 2016 a 470mila nel 2025: un aumento di circa 85mila persone, superiore al 22%.
Nello stesso arco temporale, l’incremento indicato per l’intera manifattura è stato di circa il 4%.
«L’industria alimentare ha saputo trasformare la crescita economica anche in lavoro», afferma Mascarino, collegando l’espansione reale del comparto all’aumento dell’occupazione.
Il confronto evidenzia così una crescita che, nei dati presentati dalla federazione, coinvolge sia il contributo economico sia il numero dei dipendenti.
Il food nell’agenda nazionale per la crescita
Federalimentare propone di riconoscere all’industria alimentare un ruolo centrale in un’agenda nazionale per la crescita, insieme agli altri grandi comparti produttivi.
Mascarino richiama la diversificazione della manifattura italiana: dalla meccanica all’automotive, dalla farmaceutica alla chimica e alla moda. In questo quadro, l’alimentare intende contribuire allo sviluppo complessivo del sistema industriale.
La presenza di imprese e filiere lungo la Penisola, insieme alla riconoscibilità dei marchi sui mercati esteri, rappresenta uno degli elementi su cui la federazione fonda questa proposta.
Investimenti, produttività e mercati internazionali
Le priorità indicate per i prossimi anni sono investimenti, innovazione, produttività e rafforzamento della presenza internazionale.
Per Mascarino, sostenere la competitività dell’alimentare significa intervenire anche su occupazione, esportazioni e sviluppo dei territori, valorizzando il legame tra industria, agricoltura e cultura alimentare.
I risultati del periodo 2016-2025 costituiscono il punto di partenza della posizione espressa da Federalimentare: trasformare la crescita già registrata in nuove opportunità di sviluppo per le imprese e per il Paese.
