“I risultati emersi dal nuovo rapporto #Introspezioni mettono in luce la consapevolezza da parte dell’opinione pubblica italiana che il percorso della giustizia minorile deve configurarsi come un’opportunità di rinascita”. Lo afferma Marco Valsecchi, Amministratore Delegato di Synergie Italia, network internazionale specializzato nell’incontro tra aziende e professionisti, presente con oltre 180 filiali sul territorio nazionale e punto di riferimento per circa 6.000 aziende clienti, commentando i risultati dello studio “Introspezioni vol. II” sulla giustizia minorile, realizzato da SWG e Cuntura su iniziativa del Ministero della Giustizia e presentato al Senato.
“Il 51% degli intervistati - rileva Valsecchi - attribuisce alla pena la funzione prioritaria di far capire al giovane la gravità e le conseguenze delle proprie azioni, mentre il 38%, dato che sale al 45% tra i ragazzi della Gen Z, individua come obiettivo principale della pena quello di aiutarlo a cambiare e riappropriarsi del proprio futuro. Questa apertura si traduce in una forte fiducia collettiva, considerato che quasi tre italiani su cinque credono nella capacità di un giovane che ha commesso reati di reinserirsi nella società”.
“Riteniamo che questa spinta etica debba trasformarsi in soluzioni concrete. Il reinserimento sociale passa dall’inclusione lavorativa, ma l’indagine ci mette comunque in guardia sui rischi del post-pena. Per il 57% degli italiani, infatti, la possibilità di ricadere nell’errore nasce dal ritorno in contesti relazionali sfavorevoli, per il 49% nell’assenza di un supporto familiare e per il 40% nelle difficoltà economiche. Come emerge dalla ricerca, per favorire un reinserimento positivo, l’87% degli intervistati ritiene fondamentale che questi giovani possano imparare un nuovo mestiere, mentre l’86% considera cruciale il proseguimento e il completamento degli studi. È qui - osserva l’AD di Synergie Italia - che il mondo delle imprese e delle agenzie per il lavoro deve intervenire. Riscontriamo come la formazione sia il motore principale per rispondere alla richiesta aziendale di competenze sempre più specialistiche; l’aggiornamento continuo permette a questi giovani di costruirsi un’indipendenza solida e garantire la propria occupabilità nel tempo. In questa transizione, anche la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale può diventare un acceleratore di inclusione, utile per rispondere, tra l’altro, alle necessità di crescita delle aziende”, conclude Valsecchi.

