Un nuovo centro italiano dedicato alle tecnologie dell’idrogeno entra nella sua piena fase industriale. A Serravalle di Ala, in provincia di Trento, UFI Hydrogen ha inaugurato un polo che riunisce ricerca, sperimentazione, prototipazione e produzione.
Il sito occupa una superficie complessiva di 14.000 metri quadrati, dei quali 6.000 coperti, e rappresenta il principale centro industriale europeo della società, appartenente al Gruppo UFI Filters.
Il piano di crescita prevede investimenti per circa 50 milioni di euro entro il 2029 e un progressivo ampliamento dell’organico, con l’obiettivo di raggiungere approssimativamente 100 posti di lavoro sul territorio.
Dalla ricerca alla produzione industriale
UFI Hydrogen è stata costituita nel 2023, al termine di un percorso di ricerca avviato nel 2017 all’interno dell’UFI Innovation Center. L’obiettivo dell’azienda è industrializzare una componente fondamentale della filiera dell’idrogeno: la MEA, Membrane Electrode Assembly.
Si tratta della membrana catalizzata nella quale avviene la reazione elettrochimica. Negli elettrolizzatori PEM permette di produrre idrogeno separando le molecole dell’acqua attraverso l’utilizzo di energia rinnovabile. Nelle celle a combustibile, invece, consente di trasformare nuovamente l’idrogeno in energia elettrica.

Nel polo di Serravalle vengono concentrate tutte le principali fasi di sviluppo: ricerca, testing, prototipazione, industrializzazione e produzione. Questa organizzazione dovrebbe permettere di ridurre la distanza tra il laboratorio e il mercato, accelerando l’applicazione industriale delle tecnologie sviluppate.
Le applicazioni delle tecnologie UFI Hydrogen
La piattaforma tecnologica dell’azienda si sviluppa lungo quattro direttrici principali:
- produzione di idrogeno mediante elettrolisi; - generazione di energia con celle a combustibile; - conversione elettrochimica della CO₂ per produrre combustibili sintetici; - compressione elettrochimica dell’idrogeno destinata allo stoccaggio e al trasporto.
Le possibili applicazioni interessano soprattutto i comparti industriali difficili da decarbonizzare, il trasporto pesante e i sistemi di accumulo energetico. Le tecnologie potrebbero trovare spazio anche nei data center, nell’intelligenza artificiale, nella robotica umanoide e nei droni, settori nei quali la disponibilità continua e affidabile di energia sta diventando sempre più strategica.
UFI Hydrogen è inoltre l’unica impresa italiana selezionata nell’IPCEI Hy2Move, il progetto europeo dedicato alla mobilità a idrogeno. Nell’ambito dell’iniziativa, il progetto R2RMEA ha ottenuto l’autorizzazione per un finanziamento fino a circa 22 milioni di euro, destinato allo sviluppo di membrane innovative per celle a combustibile.
Un ecosistema dell’idrogeno nel cuore del Trentino
Il nuovo stabilimento si inserisce in un progetto territoriale più ampio. A pochi chilometri di distanza, nell’area industriale di Rovereto, sono iniziati i lavori per il nuovo Polo Idrogeno del Trentino, promosso dalla Provincia autonoma di Trento insieme alla Fondazione Bruno Kessler e a Trentino Sviluppo.
Le strutture del Centro Sustainable Energy della Fondazione Bruno Kessler occuperanno circa 25.000 metri quadrati, con un investimento complessivo vicino ai 50 milioni di euro. Saranno dedicate alla ricerca sui materiali, alla prototipazione e alla validazione industriale di tecnologie per l’idrogeno e le batterie.
La collaborazione tra UFI Hydrogen e FBK punta in particolare allo sviluppo di MEA di nuova generazione, creando un collegamento diretto tra ricerca scientifica e produzione industriale.

Considerando il sito di Serravalle di Ala e le infrastrutture previste a Rovereto, il Trentino si prepara così a ospitare un ecosistema di circa 40.000 metri quadrati, sostenuto da investimenti complessivi nell’ordine dei 100 milioni di euro.
Innovazione, occupazione e autonomia energetica
L’avvio del nuovo polo rappresenta anche un investimento sulle competenze. La crescita dell’organico dovrebbe generare opportunità professionali qualificate e favorire il rientro o la permanenza in Italia di tecnici e ricercatori specializzati.
Secondo il presidente di UFI Hydrogen e del Gruppo UFI Filters, Giorgio Girondi, l’obiettivo è costruire dall’Italia una piattaforma tecnologica europea capace di competere sui mercati internazionali.
“L’Europa non può limitarsi a inventare il futuro: deve anche produrlo.”
Il CEO di UFI Hydrogen, Marco Lazzaroni, ha descritto la MEA come il “chip dell’elettrochimica”, sottolineandone il valore strategico per lo sviluppo dell’idrogeno e delle celle a combustibile.
“Nell’era dell’intelligenza artificiale, la disponibilità di potenza energetica diventerà sempre più un fattore di competitività.”
Il ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica
L’idrogeno può offrire un contributo significativo soprattutto nei settori nei quali l’elettrificazione diretta risulta più complessa. Se prodotto utilizzando fonti rinnovabili, può essere accumulato, trasportato e successivamente riconvertito in energia, senza emissioni di anidride carbonica nel punto di utilizzo.
La vera sfida resta quella di rendere queste tecnologie economicamente sostenibili e disponibili su scala industriale. La concentrazione, in un unico territorio, di ricerca scientifica, sperimentazione e produzione può rappresentare un vantaggio competitivo per il Trentino e per l’intera filiera italiana.
Con il nuovo polo di Serravalle di Ala, UFI Hydrogen prova quindi a trasformare una tecnologia sviluppata in laboratorio in una filiera produttiva italiana, capace di generare innovazione, occupazione e maggiore autonomia energetica.


